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Reazioni alla sentenza sul crocifisso

Si sveglia l’Europa cristiana: reazioni alla sentenza sul crocefisso
Viene così negato un simbolo della storia e della cultura italiana
di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 4 novembre 2009 (ZENIT.org).- La sentenza con cui la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo chiede la rimozione del crocefisso nelle aule scolastiche italiane ha scatenato una indignazione popolare. Il caso è stato sollevato dalla signora Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia la quale nel 2002 chiese di togliere i crocefissi dall’aula dell’Istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, frequentato dai suoi due figli.

La direzione della scuola le comunicò che i crocefissi sarebbero restati al loro posto.  La signora Lautsi iniziò una battaglia legale denunciando la scuola al Tar del Veneto, poi presso la Corte Costituzionale, davanti al Consiglio di Stato ed alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.

In tutti i gradi di giudizio in Italia le autorità giudiziarie italiane risposero che i crocefissi dovevano restare al loro posto perchè, ha scritto tra l’altro il Consiglio di Stato “in

Italia, il crocifisso è atto ad esprimere, l'origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell'autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana”.

Ora la Corte Europea sostiene che i crocefissi dovranno essere rimossi dalle aule delle scuole italiane perchè tale presenza costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".

La sentenza emessa dal tribunale europeo, la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche, ha anche previsto che il governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

Mentre "il governo ha già presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo", in Italia, sulla rete e nei mezzi di comunicazione di massa si sta assistendo ad una vera e propria rivolta popolare in difesa del crocefisso.

Francesco Belletti, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari. ha affermato che il crocefisso è “il riconoscimento delle propria identità, e quindi delle radici cristiane della società italiana ed europea” che parla nel nostro Paese di una stragrande maggioranza degli studenti e delle famiglie che scelgono l’insegnamento della religione cattolica.

Stefano Aviani Barbacci, presidente del Movimento per la Vita di Viterbo, intervistato da ZENIT ha ricordato che “i crocifissi si trovano sui muri delle aule italiane fin dai tempi di Cavour” e la sentenza di Stasburgo “contraddice e sovverte i precedenti pronunciamenti del Tar del Veneto e del Consiglio di Stato che avevano invece riconosciuto nel crocefisso un simbolo della storia e della cultura italiana, un richiamo a quei principi di eguaglianza, libertà, tolleranza e laicità che proprio nel cristianesimo trovano il loro fondamento storico e che hanno impregnato di sé tradizioni, modi di vivere e cultura del popolo italiano".

Il dott. Aviani rileva lo scarto gravissimo tra “l’Unione Europea dei trattati e delle regole e l’Europa della nostra storia, della nostra fede, della nostra cultura. Le due cose sempre meno coincidono ed il rischio è che la prima serva a seppellire la seconda”.

“Il rischio – ha sottolineato il presidente del MpV di Viterbo - è che la UE sia consapevolmente utilizzata da alcune elite economiche e culturali per demolire un’identità cristiana che l’organocrazia dirigista e tecnocratica che guida il continente reputa ormai un intralcio da rimuovere se non addirittura uno scandalo non più tollerabile”.

Secondo Massimo Introvigne del Cesnur la sentenza Lautsi c. Italie della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo “segna il passaggio della cristianofobia dalla fase indiretta a una diretta”.

“Non ci si limita più a colpire il cristianesimo attraverso l’invenzione di ‘nuovi diritti’ che, proclamando il loro normale insegnamento morale, le Chiese e comunità cristiane non potranno non violare, ma si attacca la fede cristiana al suo cuore, la croce”, ha sottolineato.

Osserva Introvigne che ove tornasse in Finlandia, la signora Lautsi dovrebbe chiedere al suo Paese natale di cambiare la bandiera nazionale, dove come è noto figura una croce, questo per capire che “la croce a scuola o sulla bandiera non è uno strumento di proselitismo religioso ma il simbolo di una storia plurisecolare”.

Innumerevoli le reazioni dei Vescovi, monsignor Elio Tinti, Vescovo di Carpi, si è detto sconcertato perchè la sentenza di Strasburgo esprime una errata concezione di laicità dello Stato.

“Il rischio reale è che – ha sottolineato -, non riconoscendo il senso autentico ed universale del crocifisso, si diventi ‘insignificanti’, perdendo in umanità. Così si va smarrendo il significato delle nostre radici, i valori che ci uniscono nel presente e le ragioni di speranza per costruire il futuro”.

I sondaggi effettuati da quasi tutti i quotidiani mostrano che tra il 75 e l’80 per cento degli interpellati rifiuta la sentenza di Strasburgo e vuole il crocefisso nelle aule scolastiche.

 

 

 

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