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Benedetto XVI: la tecnica ci rende liberi soltanto unita all'etica e alla ricerca di Dio

Nella Messa per la Domenica delle Palme e della Passione del Signore
ROMA, domenica, 17 aprile 2011 (ZENIT.org).- Non è la tecnica ma l’amore di Dio a renderci veramente liberi e ad elevarci verso l’alto. Lo ha detto quest'oggi Benedetto XVI nel presiedere la Messa per la Domenica delle Palme e della Passione del Signore, in una piazza San Pietro gremita da oltre 50 mila fedeli.  
Nell'omelia il Papa ha riflettuto sul significato del farsi pellegrini assieme a Gesù nel salire a Gerusalemme, in un pellegrinaggio che ha come meta “l’altezza di Dio stesso alla quale Egli vuole sollevare l’essere umano”.
Infatti, in questo “cammino verso la comune festa della Pasqua, memoriale della liberazione dall’Egitto e segno della speranza nella liberazione definitiva”, “Egli sa che Lo aspetta una nuova Pasqua e che Egli stesso prenderà il posto degli agnelli immolati, offrendo se stesso sulla Croce”...
Ecco quindi che Gesù ci invita a incamminarci “per la via alta verso il Dio vivente”.
Un cammino, ha aggiunto il Papa, che “è al di sopra delle nostre possibilità”, perché “la forza di gravità che ci tira in basso è potente”, e anche perché “insieme con le nostre capacità non è cresciuto soltanto il bene” ma “anche le possibilità del male sono aumentate e si pongono come tempeste minacciose sopra la storia”.
“Anche i nostri limiti sono rimasti – ha continuato –: basti pensare alle catastrofi che in questi mesi hanno afflitto e continuano ad affliggere l’umanità”.
A questo proposito, ha affermato Benedetto XVI, “le grandi conquiste della tecnica ci rendono liberi e sono elementi del progresso dell’umanità soltanto se sono unite a questi atteggiamenti – se le nostre mani diventano innocenti e il nostro cuore puro, se siamo in ricerca della verità, in ricerca di Dio stesso, e ci lasciamo toccare ed interpellare dal suo amore”.
Tutti questi elementi, ha notato, “sono efficaci soltanto se in umiltà riconosciamo che dobbiamo essere attirati verso l’alto; se abbandoniamo la superbia di volere noi stessi farci Dio”.
Abbiamo bisogno di Dio, ha concluso il Papa. E lui infatti che “ci dà il giusto orientamento e la forza interiore che ci solleva in alto. Abbiamo bisogno dell’umiltà della fede che cerca il volto di Dio e si affida alla verità del suo amore”.

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