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L'imprudenza ai tempi di Facebook

L'imprudenza ai tempi di Facebook
A rischio faccia, amore e lavoro
Un libro sui pericoli della creatura di Zuckerberg
IL CASO SOCIAL NETWORK
Il film su Facebook The Social Network con Justin Timberlake e' stato il film piu' visto negli Usa nel week end appena trascorso. Costato 50 milioni di dollari ne ha incassati 46 nelle prime due settimane di uscita. E' solo l'ultima notizia che riguarda il social network più popolare del mondo. La settimana scorsa è stata - se così si può dire -the Facebook-newsweek. Le notizie su Facebook l'hanno fatta fatta da padrone. Abbiamo cominciato mercoledì 6 ottobre con il peggior black-out planetario che si ricordi .Sullo schermo compariva la scritta : «The server is temporarily unable to service your request. Please try again later». Qualcuno si era preoccupato di aver preso un virus, o di connessione improvvisamente lenta o fallace. Niente di tutto questo, si trattava semplicemente del secondo black out di Facebook in due giorni e il peggiore degli ultimi quattro anni durato ben due ore e mezza...
Come confermato dalla direzione del social network, per voce del direttore del software engineering, Robert Johnson, l’inaccessibilità del sito è stata causata da «un sistema automatico per verificare i valori di configurazione della cache», non da hackers come era accaduto con Twitter. Più semplicemente l’unico modo che avevano di risolvere il problema era quello di inibire l’accesso agli internauti, e così hanno fatto! Il giorno dopo, l'annuale classifica di Forbes sui Paperon de Paperoni del mondo ha fatto scattare
Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, 26 anni, al 35mo posto. Il patrimonio di Mr. Facebook si è quasi triplicato rispetto al 2009. Zuckerberg ha anche superato un’icona dell’industria high tech come Steve Jobs. Il patrimonio di Zuckerberg è stimato in 6,9 miliardi di dollari e si pensa che una prossima futura quotazione di Facebook in borsa potrebbe incrementare ancora di più il valore del social network e di conseguenza quello del suo fondatore. Infine,sempre giovedì scorso , il 7 ottobre, Zuckerberg ha presentato le nuove regole a tutela della riservatezza su Facebook: ogni applicazione dirà quali informazioni personali sta usando. Con un clic si potrà scaricare sul desktop qualunque materiale pubblicato sulla propria bacheca, aprendo nuova possibilità di privacy.
Cosa insegnano le notizie su Facebook che si sono concentrate nella scorsa settimana? Che Facebook è sempre più «il» fenomeno della Rete. E forse non è un caso che tra nove giorni esca in Italia il primo libro che cerca di mettere in guardia gli utenti. L'autore infatti è un'autentica esperta del settore, Marisa Marraffino, (da avvocato e da docente, tiene lezioni al Master in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), ha seguito diversi casi in cui i
comportamenti digitali hanno creato conseguenze legali, sia civili che penali, addirittura per i minori di 14 anni e i loro genitori. Il vademecum «per muoversi in sicurezza su internet» spiega letteralmente «come non perdere il lavoro la faccia e l'amore al tempo di Facebook». 160 pagine che qui anticipiamo in esclusiva per Corriere.it. Un testo reso - se possibile -più attuale dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione (di fine settembre) che ha escluso la responsabilità dei direttori dei giornali on line per diffamazione in seguito a omesso controllo su quanto scritto sulla loro testata .

Questa decisione dei supremi giudici sancisce infatti la responsabilità dei singoli utenti del web. Codice civile e penale «reali» si applicano al mondo di Facebook e condanne e sanzioni sono tutt'altro che virtuali anche per i minori di tredici anni, per danno all'immagine di altre persone, con commenti salaci e foto di cui non è stata autorizzata la riproduzione. Pochi sanno infatti che l'iscrizione a Facebook è un vero e proprio contratto in cui non solo si cedono ai gestori del portale alcune licenze (come quella di gestione di alcuni dati sensibili personali) ma in cui si dichiara di essere personalmente responsabili dei contenuti immessi in rete attraverso il social network. Quindi ragazzi e genitori attenti. Ma attenti anche lavoratori (si può essere licenziati - e' accaduto in Inghilterra ed in Svizzera - per un commento su Facebook ). Inoltre i social network e le chat stanno entrando sempre più nei fascicoli dei tribunali italiani nelle cause di separazioni tra coniugi: anche un tradimento virtuale può portare ad un divorzio reale.
Leggere per credere.

 Per difendersi dalle insidie di un uso esagerato e sprovveduto della rete, Marisa Marraffino presenta nella forma di leading case tre racconti tratti da storie vere e offre suggerimenti e spunti di riflessione a chi passa le sue giornate su Facebook pensando erroneamente che in fondo il mondo di internet non è sottoposto alle regole della vita concreta. C’è la ragazzina che, all’insaputa di una madre distratta, per scacciare la noia clona con le amiche il profilo del suo cantante preferito, crea un gruppo contro la bidella della scuola e finisce querelata («Quando la noia porta in tribunale»); c’è il quarantenne in crisi che per sentirsi ancora giovane si inventa un profilo fittizio e intreccia nuove amicizie virtuali ma alla lunga finisce per essere scoperto dalla moglie («Amore, addio»); o ancora la dipendente distratta che viene licenziata perché durante l’orario
di lavoro usa il computer aziendale per scopi personali e nei giorni di permesso per malattia si svaga con social network e chat («Aiuto, il capo su facebook»). Insomma, istruzioni per l'uso utili a tutti, ed in particolare a genitori ed educatori, affichè Facebook non si trasformi - come scrive la Marraffino - in un moderno paese dei balocchi della favola di Pinocchio, dove tutti ridevano e si divertivano, ma alla fine Lucignolo e il suo amico burattino ebbero un'amara sorpresa.

Maria Antonietta Calabrò 12 ottobre 2010. Articolo tratto dal corriere.it on-line:
http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_12/facebook-calabro_9d964d72-d5cd-11df-a0eb-00144f02aabc.shtml

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